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martedì 1 marzo 2016

La valutazione dei docenti: un percorso di rete



La valutazione del merito è una delle questioni maggiormente spinose della legge 107.
Ci troviamo disorientati e in grave difficoltà nell’affrontare un tema sul quale le ricerche e le sperimentazioni sono state molto limitate in passato e sul quale si nota un imbarazzato silenzio da parte di molti.
La scuole sono sole a dover affrontare una questione  complessa la cui soluzione ha importanti ricadute sul futuro delle singole scuole perché un sistema di valutazione dei docenti può avere sia effetti positivi sia effetti negativi a seconda di come viene impostate e realizzato.
Si tratta, però, anche di una importante opportunità per le scuole perché questo tema costringe a riflettere sulla professione dei docenti, sule migliori pratiche dei docenti, sugli effetti che esse hanno sui risultati degli alunni, sulla valorizzazione del personale, sulle modalità organizzative e gestionali, sull’identità e sui valori di ogni singola istituzione scolastica.
Per questa ragione abbiamo costruito una rete composta da circa 15 scuole della regione e abbiamo progettato un percorso di ricerca – azione.
Questo è il progetto:
Il percorso di formazione è stato progettato secondo il seguente programma:

1.    Parte prima. Formazione / informazione dei membri interni dei comitati.
Nove ore di formazione frontale divise in tre incontri da tre ore ciascuno.
Primo incontro: perché? Finalità, scopi, conseguenze e ricadute della valutazione dei docenti nelle esperienze e nelle ricerche nazionali e internazionali
Secondo incontro: cosa? Dimensioni della professionalità docente. Modelli e standard di riferimento.
Terzo incontro: come e chi? Raccolta delle evidenze; caratteristiche, potenzialità e limiti dei vari metodi e dei vari strumenti di rilevazione
Tempi: fine febbraio – prima decade di marzo

2.    Parte seconda. Elaborazione di linee – guida da parte dei comitati
Riunione dei singoli comitati di valutazione per la identificazione di principi – guida per l’elaborazione dei criteri di valutazione. Produzione, da parte dei singoli comitati, di un documento sulla base di un format condiviso.
·         Proposta di format:
a.    Perché: quali finalità vogliamo raggiungere?
b.    Che cosa: quali aspetti della professionalità docente vogliamo considerare, esaminare, presidiare?
c.    Come: in che maniera possiamo raccogliere le evidenze e i dati valutativi?
Tempi: seconda decade di marzo

3.    Parte terza. Condivisione delle linee-guida dei comitati e produzione di un documento di sintesi
Un gruppo di coordinamento, composto da due persone per ciascuna istituzione scolastica (il Dirigente Scolastico e un membro del comitato), raccoglie i materiali elaborati dai comitati e produce un documento di sintesi condiviso che evidenzi sia gli aspetti comuni sia quelli diversi.
Tempi: fine marzo

4.    Parte quarta. Riflessione, revisione e condivisione finale
Il documento di sintesi, inviato all’esperto esterno (“amico – critico”) viene da questi restituito ai comitati nel corso di un incontro collegiale con le sue osservazioni e proposte di modifica / approfondimento.
Tempi: prima decade di aprile
Nuova riunione dei comitati e del gruppo di coordinamento con la stessa sequenza della parte terza.
Tempi: fine aprile
Nuova – e ultima – restituzione del documento revisionato da parte dell’amico critico nel corso di un incontro collegiale conclusivo.
Tempi: prima decade di maggio

Il ruolo di  “amico critico” sarà svolto dal prof. Dario Cristanini.


martedì 26 maggio 2015

Le scuole della città incontrano i candidati sindaci al Comune di Chieti

Questo è il testo del documento della rete TeaTiamo che ieri i candidati sindaci al Comune di Chieti (Argenio, Di Monte, Di Primio, Febo, Marcotullio, Raimondi) hanno sottoscritto

Premessa
Riconosciuto - ormai universalmente - il ruolo centrale che la scuola occupa sia nella vita della singola persona sia nella complicata trama sociale, chiunque si proponga per la gestione della “res publica” deve essere pronto a dialogare con quanti si occupano di Istruzione e formazione (docenti, genitori, personale ata, dirigenti) in modo da cogliere le complesse problematiche legate alla soddisfazione di un diritto costituzionale inalienabile ed ineludibile quale quello dell’istruzione.
Con l’autonomia scolastica e la revisione del Titolo V della Costituzione, si è aperta una nuova pagina che vede scuola ed ente locale accomunati dal comune obiettivo di rendere un servizio sempre più adeguato ed efficace all'utenza.
Flessibilità e integrazione di risorse sono gli elementi chiave di una scuola che si propone agli enti locali come interlocutore qualificato, capace di progettualità e innovazione, in grado di condividere le esigenze che sorgono dal contesto locale e  divenire, perciò, una risorsa culturale preziosa per la vita stessa del territorio.
Le prospettive
L’ampliamento delle competenze trasferite agli Enti locali dalla normativa vigente (D.Ls. 112/98) richiede un nuovo tipo di rapporto fra istituzioni scolastiche e tutti  gli altri enti territoriali, fra i quali un ruolo di primo piano ricopre il Comune.
In un’ottica, infatti, di sviluppo del territorio e di crescita sociale e civile della comunità scolastica e territoriale, la scuola dell’autonomia è anche la “ scuola” del Comune e, pertanto, istituzioni scolastiche ed enti locali dovranno tendere ad una collaborazione sempre più stretta nella gestione della domanda formativa e nel confronto con tutte le risorse formative presenti sul territorio, nella consapevolezza che gli enti locali, rispetto alla scuola, hanno una capacità di lettura del territorio molto più ampia ed oggettiva e una conoscenza più diretta ed analitica di tutti i soggetti che possono relazionarsi con la scuola.
Offerta formativa qualificata, sostegno all’autonomia scolastica e integrazione dei processi formativi sono le tre funzioni che gli enti locali e le istituzioni scolastiche potranno svolgere insieme, attraverso un dialogo continuo e costruttivo, nell’interesse di un servizio pubblico di qualità.
Ancor più il rapporto fra Scuola e Comune si fa importante se si pensa alla abolizione in atto della Provincia ed al conseguente trasferimento di sue competenze al Comune.
Se fino ad oggi Questo aveva competenze solo per le scuole del primo ciclo d’istruzione, dal prossimo anno scolastico avranno in carico, sicuramente, anche le scuole secondarie che nella nostra città sono numerose ed alcune di esse, molto popolate.

Dichiarazione di intenti
1.   Organo di Confronto: sarà istituito, entro il 1 settembre 2015, un Tavolo Istituzionale per la individuazione, la disamina, la pianificazione e la soluzione di tutte le problematiche Scuola/Comune; l’organizzazione di tale Tavolo sarà promossa dal Sindaco che, unitamente al referente della Rete “Teatiamo”, ne stabilirà criteri e modalità.
2.   Edifici scolastici: Sarà fatta, in collaborazione fra referenti scuole e tecnici comunali, a partire da settembre 2015,  una mappatura di tutti gli edifici scolastici per individuarne carenze ed esigenze. Si procederà, quindi con un piano di interventi da realizzare nel quinquennio, a partire da quegli edifici nei quali sarà riscontrata minore sicurezza. Sarà prioritario, infatti, mettere a norma tutti gli edifici scolastici della città e garantire sedi scolastiche adeguate a quelle scuole che non ne dispongono individuando anche eventuali altri edifici pubblici da riconvertire e destinare a scuole (ad es. si contempli la Caserma Berardi quale possibile Polo di diverse scuole). Particolare attenzione verrà destinata prioritariamente alla certificazione antiincendio che deve essere assicurata a tutti gli edifici scolastici. Verrà inoltre messo a disposizione deI Dirigenti Scolastici copia del fascicolo del fabbricato di ogni singolo edificio utilizzato per il servizio scolastico. Sarà garantita la manutenzione ordinaria, anno per anno, di tutte le scuole, dalla imbiancatura e ritinteggiatura, all’adeguamento dei riscaldamenti, alla manutenzione dei servizi igienici, al rinnovo e alla fornitura tempestiva degli arredi necessari in tempi congrui all’inizio dell’attività scolastica. Alla elaborazione del piano di intervento e di fattibilità parteciperanno anche i rappresentanti della scuola appartenenti al tavolo interistituzionale di cui al punto 1). In tutti i plessi scolastici del Comune di Chieti verranno installati impianti di allarme per scoraggiare furti e atti di vandalismo troppo frequenti.
3.   Alunni con Bisogni Educativi Speciali. Il Comune di Chieti si farà promotore della stesura e sottoscrizione dell’Accordo di Programma per l’inclusione scolastica degli alunni disabili. Verrà garantita a tutti gli alunni disabili che ne necessitano l’assistenza all’autonomia ed alla comunicazione secondo il fabbisogno individuato nei Piani Educativi Individualizzati. La formazione e l’aggiornamento professionale del personale addetto a tale servizio ne costituirà una delle priorità. Il Comune di Chieti assicurerà la programmazione e realizzazione dei progetti di vita degli studenti disabili in collaborazione con le famiglie, le istituzioni scolastiche, la ASL, le associazioni delle persone disabili. In presenza di alunni di altra cultura l’Ente Locale si attiverà tempestivamente per la fornitura di mediatori culturali per favorirne l’inclusione sociale e scolastica.
4.   Servizio di refezione scolastica. Il Comune si impegna a garantire la massima qualità del servizio di refezione scolastica per gli alunni delle scuole cittadine mediante forme sistematiche di controllo da svolgere in collaborazione con le istituzioni scolastiche e le famiglie. A questo proposito la Commissione Mensa Comunale si riunirà periodicamente per monitorare il servizio e per proporre miglioramenti per la gestione dello stesso.
5.   Progetti. Pur nella consapevolezza della importanza e necessità di progetti proposti dal Comune che amplino ed arricchiscano l’offerta formativa, essi non possono essere calati sulle scuole quando e come capita, durante tutto l’anno scolastico. Sarà predisposto, invitando Associazioni, Compagnie teatrali, Enti, Sociologi, Psicologi e quant’altri, a predisporre le loro proposte entro un tempo stabilito così da redarre, entro settembre di ogni anno, un piano progettuale da proporre alle scuole che a loro volta si impegnano a formulare richieste all’Ente Locale entro un tempo fissato.
6.   Scuola - bus. Verrà potenziato il servizio di scuola – bus che deve essere garantito a tutti gli alunni che ne hanno necessità; tale servizio, inoltre, dovrà favorire lo svolgimento di progetti educativi e didattici da parte delle scuole che prevedano lo spostamento delle classi all’interno della città.
7.   Palestre. Il Comune può disporre, nel rispetto della norma e delle procedure che possono concordarsi, di tutti i locali scolastici, quando questi non sono impegnati per attività scolastiche e purché utilizzati per fini formativi e non di lucro. La concessione delle palestre scolastiche da parte di terzi rientra in tale logica, ma è necessario che il Comune vigili sul rispetto del contratto stipulato. Saranno messi in mora e verranno esperite le procedure previste dalla legge per coloro che non ottempereranno al pagamento della quota prevista per l’utilizzo della palestra.
8.   Utilizzo Locali Pubblici. Molto spesso le scuole, non avendo spazi idonei, hanno necessità di richiedere per lo svolgimento di manifestazioni, l’utilizzo di locali pubblici come teatri, cinema, sale di competenza dell’Ente locale. L’utilizzo di questi locale, nella maggior parte dei casi, richiede spese rilevanti che divengono ancora maggiori se deve essere prevista la partecipazione dei Vigili del fuoco per la sicurezza. Sarà cura della prossima Amministrazione Comunale percorrere piani di utilizzo gratuito dei locali pubblici del Comune, predisponendo all’uopo, a cura del Tavolo Interistituzionale, un regolamento specifico; si stilerà, inoltre, un’intesa con il Comando dei Vigili del Fuoco per abbattere i costi dei loro interventi in manifestazioni scolastiche di rilevanza sociale.    
9.   Riordino Trasporti Pubblici. Pur se non di propria competenza, il Sindaco si farà carico di sollecitare la Regione Abruzzo per una riorganizzazione  dei trasporti pubblici che collegano la Città ai paesi viciniori. Preparerà entro agosto 2015, in collaborazione con i Dirigenti delle Scuole secondarie di II grado, in particolare, un piano che faciliti il raggiungimento di Chieti con aumento del numero di corse, ma anche con cambio di orari e di itinerari.
10.               Telefonia. Il Comune di Chieti assicura in tempi rapidi la voltura delle utenze telefoniche dalle istituzioni scolastiche al Comune stesso in modo da evitare, come accade attualmente, che il pagamento delle relative bollette – che per legge è a carico dell’Ente Locale – venga anticipato alla scadenza dalle scuole e solo successivamente rimborsato alle stesse (talora dopo molti mesi). Il Comune di Chieti si impegna inoltre a dotare prima dell’inizio dell’anno scolastico tutti gli edifici in cui sono presenti gli uffici amministrativi delle istituzioni scolastiche di linee telefoniche e di dotazioni hardware adeguate allo svolgimento del servizio scolastico.
11.               Vigilanza e traffico orari scolastici. Ci si impegna ad elaborare, in collaborazione con il Comando dei Vigili Urbani e con il Tavolo Interistituzionale, un piano vigilanza più efficace durante l’ingresso e l’uscita dalle scuole primarie e secondarie di primo grado. Analogo piano, sia pur caratterizzato da modalità diverse, verrà predisposto per le scuole secondarie di II grado per prevenire forme di bullismo e di eventuale spaccio di sostanze illegali. Nell’ambito di tali piani si potranno prevedere possibili permessi per  soste brevi da rilasciare in fasce orarie stabilite ai genitori di alunni di quelle Scuole dell’infanzia e primarie non facilmente raggiungibili e non servite idoneamente da Scuolabus.
12.               Servizi coordinati 0 – 6. In vista del riordino dei servizi per la prima infanzia (0 – 6) il Comune di Chieti si impegna ad assicurare il potenziamento dell’offerta dei nidi comunali garantendone la qualità anche mediante percorsi di continuità con le scuole dell’infanzia degli istituti comprensivi della città. Il Comune sarà il garante della quantità e qualità dei servizi sul proprio territorio mediante l’utilizzo di strumenti quali l'autorizzazione al funzionamento e accreditamento e con la messa in atto di programmi di formazione e di coordinamento di sistema).
Si allega a tale proposito documento delle educatrici dei nidi comunali.
Lo scorso 20 maggio è stato  approvato alla camera l'art.21 all'interno del ddl sulla Buona scuola riguardante i servizi educativi 0-6. Per i nidi d'infanzia si apre la possibilità di una svolta radicale nelle politiche verso l'infanzia. Nel testo si sottolinea la funzione educativa dei servizi 0-6 visti nella loro continuità progettuale e interdipendenza. Finalmente può essere superato per la fascia 0-3 anni lo stigma di servizio a domanda individuale e lo Stato rientra in campo con l'obbligo di emanare il Piano d'azione nazionale che deve prevedere risorse certe per l'estensione, la generalizzazione e gestione di servizi nido e scuole dell' infanzia. Gli enti locali, alleggeriti dal sostegno dello Stato, continuano ad essere i garanti della quantità e qualità dei servizi sul loro territorio (con strumenti quali l'autorizzazione al funzionamento e accreditamento e con la messa in atto di programmi di formazione e di coordinamento di sistema).
Inoltre finalmente, secondo l'art.21, i servizi educativi avranno un Ministero di riferimento.
La Regione Abruzzo, ha anticipato questo salto di qualità prevedendo ad esempio nella "Disciplina sperimentale per un sistema di accreditamento per i servizi della prima infanzia", il titolo di laurea specifica per educatore di nido.
Ora alla vigilia delle elezioni comunali ci chiediamo in qualità di educatrici impegnate quotidianamente nella promozione della cultura dell'infanzia e dei servizi educativi, come i candidati sindaci si pongono difronte alla responsabilità di gestione di un servizio tanto sensibile e importante.
Chiediamo quindi il vostro impegno e le vostre garanzie affinché il processo di rivoluzione culturale attivatosi a livello nazionale, possa crescere e  affermarsi anche nella città di Chieti con una politica di tutela e sostegno dei nidi d'infanzia comunali

Le educatrici dei Nidi d'Infanzia Comunali

lunedì 6 aprile 2015

Il 2 aprile



Un po’ in ritardo vorrei ricordare la giornata per la consapevolezza dell’Autismo.
A scuola l’abbiamo celebrata facendo vedere a bambini e ragazzi un bellissimo corto animato: "Mon petit frère de la lune" di Frédéric Philiber. Mi hanno detto che è stata un’esperienza bellissima che, sono certo, aiuterà i nostri alunni a diventare delle persone solidali in grado di costruire una società più inclusiva di quella che abbiamo costruito noi adulti.
Vorrei sottolineare, piuttosto, come quest’anno ci sia stato un importante coinvolgimento istituzionale con gli interventi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dei Ministri dell’Istruzione – Stefania Giannini – della Salute – Beatrice Lorenzin – che hanno incontrato i ragazzi con disturbo dello spettro autistico e le loro famiglie.
Spero che la loro presenza all’iniziativa rappresenti il punto di partenza per la realizzazione di quegli interventi concreti che chiedono da anni le associazioni e i genitori delle persone con disturbo dello spettro autistico a cui si riferisce Gianfranco Vitale.
Ma la consapevolezza, da sola, non basta. C’è il pericolo che, passate le celebrazioni del 2 aprile, le persone rimangano sole ad affrontare i loro problemi. Ed è quello che forse temono di più.

Vorrei chiudere questo post parlando di Marina Viola. Credo che molti di voi l’abbiano vista nella puntata del 29 marzo di Chetempochefa. Ho scoperto che è la figlia di Beppe Viola, uno straordinario giornalista sportivo morto ancora giovane nel 1982 che non si occupava solo di sport in televisione ma  scriveva anche articoli per Linus, componeva indimenticabili testi per le canzoni dell’amico d’infanzia Enzo Jannacci (Vincenzina e la fabbrica, Quelli che), scriveva dialoghi per il cinema (Romanzo popolare, di Mino Monicelli) e copioni per il cabaret di Cochi e Renato e Diego Abatantuono. Mi ha molto emozionato vedere che assomiglia moltissimo al papà al quale ha dedicato un bellissimo libro
Ma Marina Viola è anche e soprattutto la mamma di un ragazzo autistico con trisomia 21. Ha raccontato la sua esperienza con il proprio figlio in un bellissimo libro: Storia del mio bambino perfetto. È un libro che ci aiuta a capire tante cose, molte di più di tanti testi specialistici. E, infine, Marina Viola è l’autrice di un blog, PENSIERI E PAROLE che conduce con ironia e intelligenza. Leggerlo è stato per me una vera scoperta. Sono molti i post interessanti. Ne segnalo uno, in particolare, la cui lettura raccomanderei a molte persone adulte. 

Scusate il ritardo


Da molte settimane non ho postato niente su questo blog.
In effetti ho avuto pochissimo tempo libero a causa di vari impegni – lavorativi e personali.
E poi inserire un post richiede tempo, almeno per il tipo di post che in genere inserisco, post che non voglio si limitino ad un breve testo, ad un commento, ad una frase ad effetto: per questo ci sono Twitter e Facebook. 

Di tempo ne ho avuto poco in quest’inverno. 
Spero di averne di più in questa primavera che tarda, però, ad arrivare…

martedì 20 gennaio 2015

Il pensiero dei bambini


Bellissima serata nella primaria di Via Bosio.
Abbiamo ospitato l’amico Franco Lorenzoni che ci ha presentato il suo ultimo libro: I bambini pensano grande. Cronaca di una avventura pedagogica.
Franco Lorenzoni è un maestro (ci tiene a dirlo) della scuola primaria, con un’esperienza trentennale nell’insegnamento, nella ricerca e riflessione sulla propria difficile ma bellissima professione, nella militanza attiva nel Movimento di Cooperazione Educativa. La nostra scuola ha contatti continui con lui perché ospita i bambini di terza e quinta di Via Bosio nel campo scuola che tiene presso la casa – laboratorio di Cenci.
La sua opera si colloca all’interno di quella straordinaria cultura pedagogica italiana che ha prodotto altri maestri come Mario Lodi, Bruno Ciari, Ernesto Codignola, Raffaele Laporta e tanti altri, meno famosi, che hanno fertilizzato con il loro impegno quotidiano la ricerca educativa nelle nostre scuole.
La lettura del suo libro ha rappresentato per me un’esperienza bellissima. L’ho paragonata ieri sera ad una scena del film “Amadeus” di Milos Forman: quella in cui Costanza, la moglie di Mozart, si reca da Salieri all’insaputa del marito e gli mostra alcune delle composizioni di Wolfgang. Salieri prende le carte e gli basta sfiorarle perché possa ascoltare le meraviglie in esse racchiuse e rimanerne sconvolto. Anche io ho provato qualcosa di simile (ma non certo l’invidia distruttiva che il film attribuisce  a Salieri!) nel leggere il racconto che Lorenzoni fa della sua esperienza di un anno quale maestro di una classe quinta della scuola primaria. Da ogni pagina scaturisce uno spunto di riflessione, un’idea, uno stimolo.
Provo ad elencarne qualcuno, rinviando comunque alla lettura del libro che consiglio davvero caldamente a tutti.
I bambini “filosofi”. È davvero emozionante seguire le loro discussioni attraverso le quali, sotto la sapiente regia del maestro, cercano di interpretare il mondo, costruiscono una rappresentazione sempre più raffinata della propria esperienza mettendo in discussione i preconcetti e le costruzioni passate. Credo che per noi adulti costituisca una grande lezione imparare da loro come ci si possa confrontare con idee diverse sullo stesso argomento senza per questo litigare e come sia appassionante ristrutturare (rivoluzionare!) il proprio pensiero quando l’esperienza e lo studio ci mostrano delle nuove strade da seguire. Ma quello che soprattutto ci insegna Lorenzoni è il rispetto verso il pensiero del bambino che non è affatto un pensiero “minore” del quale sorridere con sufficienza. Esso merita invece un  grandissimo rispetto perché rappresenta il grande sforzo che i piccoli fanno per dare un significato a quello che accade loro intorno. Ho trovato, nel lavoro di Lorenzoni, molte assonanze con un testo al quale sono molto affezionato, “Il bambino filosofo. Come i bambini ci insegnano a dire la verità, amare e capire il senso della vita” di Allison Gopnik. Si tratta di un lavoro che ha completamente cambiato la mia maniera di intendere l’infanzia.
Un secondo tema, tra i tanti: l’insegnamento della matematica. Lorenzoni ha avuto la fortuna di essere allievo di Emma Castelnuovo (che con i suoi lavori ha rivoluzionato la didattica della matematica) dalla quale ha sicuramente appreso come motivare i bambini a questo complesso ma appassionante sapere. Lo fa utilizzando soprattutto la storia della matematica: ripercorre assieme ai suoi alunni i passi che l’umanità ha percorrere per costruire il sapere matematico. Ecco perché a lezione parla di Talete, di Pitagora, di Anassimandro, di Eratostene, di Platone. Ed è davvero affascinante vedere i bambini affrontare gli stessi problemi da cui sono partiti i matematici dell’antichità nel costruire il proprio sapere e dialogare con loro.
Un altro tema, poi: il tempo. I bambini devono avere la possibilità di “perdere tempo”. Credo che questa sia una delle lezioni più importanti per chi oggi si occupa di educazione. La nostra cultura non ha alcun rispetto dei tempi dei bambini (ma anche di quelli degli adulti, in realtà). Siamo sempre più travolti dall’ansia di competere, di fare di più, di correre, di occupare il nostro tempo in mille attività. Una volta la qualità della vita si misurava sulla quantità del tempo libero: oggi pare sia esattamente il contrario. E, naturalmente, l’infanzia deve sopportare questo stress in maniera anche maggiore rispetto a noi adulti. La scuola dovrebbe, invece, rappresentare il luogo nel quale c’è il massimo rispetto per i tempi dei bambini allestendo un ambiente di apprendimento che tenga conto dei loro ritmi di maturazione. L'apprendimento - quello vero, profondo - richiede tempo e pazienza.
E, infine, la scuola pubblica. Lorenzoni ci ha ricordato come i bambini siano pienamente consapevoli dell’esistenza nel mondo della ingiustizia. Ingiustizia da parte della natura che non concede a tutti le stesse risorse fisiche ma, a volte, sembra incrudelirsi su chi ha di meno. Ingiustizia sociale, poi: la crisi (l’ho ribadito più volte su questo blog) ha acuito le differenze tra ricchi e poveri e sta creando una società sempre più iniqua. Il compito della scuola pubblica è quello di rendere meno pesanti queste ingiustizie, quello di fare in maniera che pesino di meno sulla vita e sulla condizione dei bambini. Se non si ponesse questa finalità e non facesse niente per realizzarla credo che non avrebbe proprio ragione di esistere come tale.
Grazie mille, Franco! Ci hai dato la possibilità di ragionare di nuovo sul senso del nostro mestiere di educatori e ci hai aiutato a ritrovare quella freschezza di pensiero e di convinzioni che spesso corriamo il rischio di perdere nella quotidianità che sembra travolgerci.


mercoledì 14 gennaio 2015

Bambini trasformati in boia

(immagine da www.corriere.it)

L’ultimo filmato pubblico di Hitler lo mostra, pochi giorni prima della sua morte, davanti al bunker della Cancelleria dove era rinchiuso da tempo, accerchiato dalle truppe russe impegnate nell’assalto a Berlino. Si tratta di un filmato tragico: tra le macerie, su di uno sfondo grigio, lo si vede passare in rassegna un reparto di soldati tra i quali spiccano dei ragazzini in divisa che lui decora complimentandosi per il loro valore militare. È un’immagine tristissima che non può non turbare chi si occupa di infanzia e di formazione: incitare un bambino alla guerra, all’odio per il nemico, all’omicidio, violentarne i sentimenti e la ragione, pubblicizzarne come esempio da seguire l’immagine come combattente rappresenta il fondo della barbarie raggiunta da un regime totalitario sanguinario come quello nazista.
Credevo di non dover più vedere cose simili.
Mi sbagliavo. Già da molti anni siamo informati dell’esistenza di bambini soldati presso alcuni regimi sanguinari nel continente africano e in numerosi filmati ne abbiamo visti anche alcuni, in altri paesi impegnati in drammatici conflitti, marciare in divisa ed addestrarsi all’uso delle armi.
Mai prima d’ora, però, li avevamo visti uccidere a sangue freddo, come purtroppo è accaduto in questi giorni nei filmati messi in rete dai criminali che hanno armato le loro mani.
Credo che questo sia uno dei delitti più gravi che si possa commettere nei confronti dell’infanzia che, come al solito, paga il prezzo maggiore di quello che le accade attorno. Di fronte a tale orrore non possiamo rimanere impassibili ma dovremmo alzare la nostra voce perché ciò non si ripeta più.
Colpisce, su questo episodio, la reazione dei media che non gli dedicano a mio parere un rilievo adeguato.

Mi sorge, poi, spontaneo, un interrogativo: se non ci fosse stata la possibilità di diffondere in rete il filmato dell’esecuzione, la  stessa sarebbe avvenuta? È evidente che si tratta di un rito messo in scena con una forte finalità propagandistica: lo si sarebbe allestito ugualmente se non si fosse potuto pubblicizzarlo in questo modo così pervasivo? Forse che le persone uccise e i bambini trasformati in assassini sono tutti vittime anche di un uso perverso della rete?

domenica 4 gennaio 2015

I vigili di Roma


(immagine da http://www.webpsy.it/blog)

Brutta vicenda quella dei vigili assenteisti a Roma il 31 dicembre.
Brutta per tanti motivi, non ultimo quello che getta discredito su tutta la categoria dei dipendenti pubblici: i giornali di questi giorni sono pieni di articoli – più o meno approfonditi e dettagliati – che pongono in evidenza l’alto tasso di assenteismo nel settore pubblico rispetto al privato e che non possono non avvilire chi invece si impegna con dedizione al proprio lavoro e si sente messo sullo stesso piano dei “fannulloni”.
Non voglio entrare nel merito degli aspetti particolari della storia (organici, piano ferie, disponibilità allo straordinario, vertenza in corso da parecchi mesi tra Comune di Roma e dipendenti dello stesso, ecc). Non sono abituato ad esprimere pareri su cose complesse che non conosco adeguatamente.
Ma c’è un aspetto sul quale vorrei comunque dire qualcosa e riguarda il senso di responsabilità.
Non è un caso che nel mio ultimo post mi auguravo che il 2015 portasse un maggiore senso di responsabilità a chi deve, per il ruolo sociale che svolge, prendersi cura degli altri. Credo, infatti, che ciò di cui nel nostro paese abbiamo maggiormente bisogno è proprio di un’etica della responsabilità, di quei principi morali che facciano prendere in considerazione le conseguenze delle nostre scelte e dei nostri atti nei confronti soprattutto degli altri. Questo vale soprattutto per chi per lavoro svolge un servizio pubblico perché in questo caso gli effetti delle sue azioni ricadono su quelli che, con una bruttissima espressione, sono chiamati gli utenti e che, invece, dovrebbero essere identificati per quelli che sono: i cittadini che pagano le tasse. E molto spesso le conseguenze peggiori colpiscono le persone che più delle altre hanno bisogno della tutela dei servizi pubblici. Per queste ragioni ritengo proprio inaccettabile la logica seguita da chi crede di tutelare i propri interessi individuali o di categoria puntando sul grave disagio creato agli altri e sullo sfascio del servizio di cui si occupa.
Penso che invece oggi, proprio per la particolare condizione in cui si trova la nostra società, il nostro dovere – come educatori - debba essere proprio quello di reagire alla mancanza di senso civico diffuso promuovendo un’etica della responsabilità testimoniandolo, innanzitutto, con i nostri comportamenti.
Condivido del tutto perciò le considerazioni di Gustavo Zagrebelsky ha consegnato al suo articolo pubblicato su “La Stampa”: “A costo di ripetere cose da tanti già dette, non c’è salvezza senza etica pubblica, senso civico, senso del servizio pubblico. Tutto ciò manifestamente non è prevalente nella nostra società, ove tanti dipendenti pubblici consapevoli e orgogliosi del loro lavoro, devono convivere con altri che ricercano ogni occasione di sfruttamento dello Stato, delle amministrazioni pubbliche e dei vantaggi che essi offrono. L’abuso, non l’uso, dei diritti riconosciuti dalle leggi è sopportato, insieme alla tolleranza dei «furbi», persino invidiati per la loro spregiudicatezza. Fuori della pubblica amministrazione, nella cosiddetta società civile, l’evasione fiscale di massa dà il segno della mancanza di spirito civico, oltre che della debolezza di leggi e di apparati repressivi.”  
Ma non posso fare a meno di concordare con lui anche sul fatto che l’irritazione creata dall’episodio di Roma potrebbe essere cattiva consigliera arrecando danni all’immagine e pregiudicando i diritti di chi il suo dovere lo fa quotidianamente tutto fino in fondo.